Alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre tutta l'Italia, grazie all'esercito Anglo-Americano, veniva liberata dall'occupazione nazista, a Trieste e nell'Istria (sino ad allora territorio italiano) si è vissuto l'inizio di una tragedia: la "liberazione" avvenne ad opera dell'esercito comunista jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito.
350.000
italiani abitanti dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero
scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici
e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave. Decine di migliaia
furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento titini. La loro
colpa era di essere italiani e di non voler cadere sotto un regime
comunista.
Trieste, dopo aver subito più di un mese di occupazione jugoslava,
ancora oggi ricordati come "i quaranta giorni del terrore",
visse per 9 anni sotto il controllo di un Governo Militare Alleato (americano
ed inglese), in attesa che le diplomazie decidessero la sua sorte.
Solo nell'ottobre del 1954 l'Italia prese il
pieno controllo di Trieste, lasciando l'Istria all'amministrazione
jugoslava.
E solo nel 1975, con il Trattato di Osimo, l'Italia rinunciò
definitivamente, e senza alcuna contropartita, ad ogni pretesa su parte
dell'Istria, terra italiana sin da quando era provincia dell'Impero
romano.
89° ANNIVERSARIO DELL'IMPRESA DI GABRIELE D'ANNUNZIO E DEI SUOI LEGIONARI
Si è rinnovato, oggi, 12 settembre 2008, a San Polo di Monfalcone l’omaggio che, annualmente, la Sezione di Fiume della Lega Nazionale di Trieste, organizza in ricordo del lontano 12 settembre 1919, che vide il popolo fiumano accorso a salutare Gabriele D’Annunzio e i suoi Invitti legionari.
Il Presidente della Sezione di Fiume della Lega Nazionale, Aldo Secco, ha dato lettura del seguente discorso:
“Cari amici,
ricordo quanto dissi, in questa occasione, alcuni anni fa, di cui fu artefice il Comandante e i suoi Invitti Legionari e dei quali, credo, non ci sia rimasto più nessuno, e dai quali ricevemmo l’insegnamento di come si ama la Patria.
Anche questi figli si stanno, purtroppo diradando.
Già dissi che si sta chiudendo un ciclo inesorabile. La nostra Sezione ha messo quale punto di riferimento questo incontro, qui davanti a questa colonna, per ricordare quanti in un momento buio non vollero abbandonarci. Sottolineo, se ancora ci fosse bisogno, che in noi non c’è nessun pensiero revanscistico ma solamente una riflessione storica. Questo è un doveroso atto di gratitudine e perciò noi continuiamo a portare il lauro dell’amarissimo Adriatico in questa Ronchi con la stessa fede e con uguale passione per tramandare ai posteri l’ingiustizia subita dalla nostra gente e il sacrificio che noi tutti abbiamo donato alla nostra mamma Italia.
Sicuramente la nostra perseveranza ci ha ricompensato e qui oggi ci hanno gratificato con la loro presenza numerose autorità e personalità qualificate, alle quali va il più sincero ringraziamento e che è quello anche della comunità fiumana tutta.
Chiudo questi miei poveri pensieri con quanto disse il Comandante, nel Cimitero di Cosala, alla fine delle tragiche giornate del Natale di Sangue, di ottant’anni fa: “….li abbiamo tutti ricoperti con lo stesso lauro e con la stessa bandiera, l’aroma del lauro vince l’odore tetro e ….la bandiera abbraccia la discordia.
Permettetemi, infine, di rivolgere un particolare ringraziamento al Sindaco di Ronchi dei Legionari, dott. Roberto Fontanot, qui con noi presente, e all’amico Adriano Ritossa, per il suo fattivo interessamento affinché si provvedesse alla manutenzione del monumento, opera portata a compimento, con sollecitudine, dal Comune di Monfalcone. A tutti esprimo la mia gratitudine.”
Hanno presenziato alla cerimonia numerosi rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma di Monfalcone, di Gorizia e di Trieste, il consigliere regionale Luigi Ferone, e Adriano Ritossa, i dirigenti della Lega Nazionale di Trieste, Giuliano Pavan e Giustiniano Zanolla e di Gorizia, dott. Rodolfo Ziberna, numerosi esuli giuliano-dalmati.
